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2018-09-25 23:01

Relazione sui rifiuti radioattivi sanitari della commissione parlamentare d’inchiesta

QUEL CHE C’È DA SAPERE

La commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti ha approvato all’unanimità la “Relazione sulla gestione dei rifiuti radioattivi prodotti nelle attività sanitarie”, un tema che la commissione ha indagato per la prima volta.

Nel corso dell’indagine, è stato realizzato un censimento, analizzando sia il lato della produzione che il sistema di trattamento. Attraverso un questionario è risultato che nel 2015 sono stati prodotti 2.700 mc di rifiuti radioattivi sanitari, l’82% dei quali sono stati gestiti direttamente da chi li produce, fino al raggiungimento delle condizioni di smaltimento che quasi sempre avviene presso impianti di incenerimento, come rifiuti a rischio infettivo. Infatti, nel 2015, sono stati raccolti 953 mc di rifiuti radioattivi, di cui 441 mc provenienti da strutture sanitarie, e sono stati smaltiti nell’ambiente 557 mc prevalentemente attraverso impianti di incenerimento. La quota restante viene gestita dalla rete di operatori del servizio integrato gestito da Enea.

Gli eventi anomali, presumibilmente dovuti al rilevamento di radioattività presso i portali di controllo degli impianti di incenerimento, sono stati segnalati da 31 strutture e la commissione ritiene che in una successiva indagine sarà necessario “approfondire le cause specifiche delle anomalie segnalate, quali controlli sono stati effettuati, quali azioni poste in essere e se sono state definite procedure operative per la gestione di tali eventi”.

La commissione raccomanda anche di approfondire se vi siano e di che entità flussi transfrontalieri di rifiuti radioattivi dall’Italia all’estero e viceversa, “approfondendo, eventualmente, quali siano le condizioni e le modalità con cui ciò avviene”.

Il conferimento finale per uno stoccaggio a medio termine dei rifiuti contenenti radionuclidi, con tempo di dimezzamento ‘lungo’, avviene presso il deposito temporaneo Nucleco, alla Casaccia. Secondo la commissione, “è del tutto evidente che la continua e costante produzione negli anni di rifiuti radioattivi in ambito sanitario porterà ad un ulteriore aggravamento della già difficile capacità di gestione, da parte di Nucleco, dei volumi prodotti”. Per questo,” la commissione raccomanda, come evidenziato anche nella precedente relazione del 1 ottobre 2015, che si accelerino i tempi per la realizzazione del deposito nazionale attraverso la pubblicazione della carta nazionale delle aree potenzialmente idonee, con l’avvio della consultazione pubblica”.