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2018-05-22 04:20

Relazione finale della commissione parlamentare sui rifiuti in merito ai consorzi e il mercato del riciclo

QUEL CHE C’È DA SAPERE

La Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti ha approvato la Relazione sui consorzi e il mercato del riciclo, in cui si ricorda che “i consorzi di filiera non costituiscono un modello esclusivo di gestione efficace del riciclo ma sono storicamente legati a un’evoluzione che ha richiesto un sostegno, mediante figure di questa natura, alle insufficienze del mercato”. In particolare, “non si tratta di consorzi obbligatori”, e la loro attività “non è un servizio pubblico in senso stretto, bensì un’attività di pubblico interesse. Ne deriva l’apertura a un sistema tendenzialmente concorrenziale, rispetto al quale sono da tenere sotto osservazione prassi e comportamenti ostativi”.

Tra gli elementi critici, la relazione evidenzia i diversi modelli organizzativi adottati dai diversi consorzi, osservando che “l’eterogeneità dei modelli di per sé non costituisce un limite del sistema poiché il modello organizzativo necessita di conformarsi al mercato di riferimento, e i mercati dei rifiuti e dei materiali in cui si inserisce l’attività di tali soggetti non sono certamente omogenei. Tuttavia, pur ammettendo che non si ravvisi la necessità di individuare un unico modello cui uniformare le diverse figure, il grado di diversità riscontrato appare eccessivo”.

La relazione afferma che “la frammentazione normativa rende scarsamente leggibile la disciplina dei consorzi ed è parallela a una disomogeneità che si estende dagli aspetti organizzativi a quelli di gestione economico-finanziaria. Appare auspicabile che il legislatore intervenga per garantire una uniformazione dei criteri minimi cui devono conformarsi i sistemi collettivi, in una logica di efficienza e trasparenza del sistema e nel rispetto dei principi previsti a livello europeo con riferimento alla responsabilità estesa del produttore”.

La relazione affronta anche il sistema dei controlli, che “appare gravemente carente”. Ad esempio, “non sono emersi controlli effettuati dal sistema delle agenzie ambientali sul trattamento di tali rifiuti e sulla corrispondenza a standard qualitativi minimi cui dovrebbe essere informata l’attività dei consorzi. Infine non sono state individuate prassi di controllo dei dati forniti dai produttori con riferimento all’immesso sul mercato”.