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2018-02-18 22:48

Qualità dell’aria, ultimatum della Commissione Ue a nove Stati, tra cui l’Italia

QUEL CHE C’È DA SAPERE

“Per adesso non abbiamo nessun deferimento” alla Corte di giustizia europea, “anche se nel nostro paese molti lo speravano”. Ora “dipenderà da come la Commissione valuterà il materiale portato”. È quanto ha detto il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, dopo Il vertice ministeriale sulla qualità dell’aria tenutosi il 30 gennaio su iniziativa del commissario europeo per l'Ambiente, Karmenu Vella, che ha convocato i ministri di nove paesi oggetto di procedure d’infrazione per il superamento dei limiti stabiliti per l'inquinamento atmosferico: Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Ungheria, Romania, Slovacchia e Repubblica ceca.

Scopo dell’incontro, afferma la Commissione Ue, è stato quello di offrire l'opportunità di dimostrare che adotteranno misure adeguate per correggere la situazione attuale senza indugio e nel rispetto della legislazione europea”, altrimenti la Commissione non avrà altra scelta se non quella di procedere a un'azione legale, come ha già fatto nei confronti di altri due Stati membri, deferendo tali Stati membri alla Corte”.

“L'incontro sulla qualità dell'aria è stato convocato per tre motivi”, ha spiegato il commissario Vella: “proteggere i cittadini, chiarire che ci saranno conseguenze giuridiche se non vi sarà un miglioramento della qualità dell'aria, ricordare agli Stati membri che questa opportunità è l'ultima di una lunga, alcuni direbbero troppo lunga, serie di offerte di aiuto, consulenze e avvertimenti. La Commissione ha una responsabilità diretta nei confronti di milioni di cittadini europei — giovani e anziani, malati e sani — che risentono della scarsa qualità dell'aria. I genitori dei bambini che soffrono di bronchite o i figli di chi soffre di malattie polmonari vorrebbero vedere un miglioramento della qualità dell'aria il prima possibile. Per loro, i piani d'azione con obiettivi a 10-12 anni o i piani inefficaci sono inutili”.

La normativa europea relativa alla qualità dell'aria (direttiva 2008/50/CE) fissa i limiti di qualità dell'aria che non possono essere superati e impone agli Stati membri di limitare l'esposizione dei cittadini agli inquinanti atmosferici nocivi. Nonostante quest’obbligo, in 23 dei 28 Stati Ue le norme sulla qualità dell'aria non sono ancora rispettate - in totale in più di 130 città in tutta Europa.

La Commissione ha intrapreso un'azione legale contro gli Stati membri a causa della scarsa qualità dell'aria fin dal 2008, concentrandosi inizialmente sul particolato (PM10) - per il quale il termine per l'adempimento di conformità era il 2005 - e sul biossido di azoto (NO2) - per quale il termine era il 2010.

Ad oggi, l'azione legale imperniata sul NO2 riguarda 13 Stati membri, con casi d'infrazione in corso nei confronti di Italia, Austria, Belgio, Repubblica ceca, Danimarca, Francia, Germania, Ungheria, Polonia, Portogallo, Spagna, Regno Unito e Lussemburgo.

Per quanto riguarda le polveri sottili PM10, attualmente sono in corso casi d'infrazione nei confronti di 16 Stati membri (Italia, Belgio, Bulgaria, Repubblica ceca, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Ungheria, Lettonia, Portogallo, Polonia, Romania, Svezia, Slovacchia e Slovenia) e due di questi casi (Bulgaria e Polonia) sono stati deferiti alla Corte di giustizia dell'Ue. La Corte ha adottato una sentenza relativa al superamento dei limiti di PM10 in Bulgaria nell'aprile 2017.­ 

I nove Stati membri invitati all'incontro del 30 gennaio sono quelli che hanno già ricevuto un parere motivato e per i quali la fase successiva nel procedimento di infrazione sarà un deferimento alla Corte di giustizia europea.