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2017-12-18 19:50

La Camera approva la proposta di legge sulla mobilità ciclistica, che passa al Senato

QUEL CHE C’È DA SAPERE

La Camera ha approvato all’unanimità, con due astenuti, la proposta di legge sulla mobilità ciclistica, che ora passa al Senato, dove una rapida approvazione è stata chiesta sia dal presidente dell’Anci, Antonio Decaro, sia dalla Federazione italiana amici della bicicletta (Fiab).

Il provvedimento vuole promuovere l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto, sia per le esigenze quotidiane e ricreative, sia per lo sviluppo dell'attività turistica, con l’obiettivo di migliorare l'efficienza, la sicurezza e la sostenibilità della mobilità urbana. Gli interventi dovranno essere adottati in coerenza con il piano strategico di sviluppo del turismo in Italia, con il piano straordinario della mobilità turistica e con le norme in tema di ferrovie turistiche.

Gli obiettivi della proposta di legge devono essere perseguiti dallo Stato, dalle regioni, dagli enti locali e dagli altri soggetti pubblici interessati, nell'ambito delle rispettive competenze e in conformità con la disciplina generale dei trasporti e del governo del territorio, in modo da rendere lo sviluppo della mobilità ciclistica e delle necessarie infrastrutture di rete una componente fondamentale delle politiche della mobilità.

Vengono introdotte nell'ordinamento la definizione normativa delle ciclovie e delle reti cicloviarie e la loro classificazione. La rete cicloviaria è definita come l'insieme di diverse ciclovie o di segmenti di ciclovie raccordati tra loro, percorribili dal ciclista senza soluzione di continuità.

Entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, si prevede l'adozione, attraverso un decreto governativo, di un Piano generale della mobilità ciclistica, di durata triennale, che dovrà costituire parte integrante del Piano generale dei trasporti e della logistica e che sarà articolato in due specifici settori di intervento:

- lo sviluppo della mobilità ciclistica in ambito urbano e metropolitano;

- lo sviluppo della mobilità ciclistica su percorrenze definite a livello regionale, nazionale ed europeo.

Il Piano dovrà anche individuare le ciclovie di interesse nazionale che costituiranno la Rete ciclabile nazionale denominata “Bicitalia”, la rete infrastrutturale di livello nazionale che dovrà essere integrata nel sistema della rete ciclabile transeuropea “Eurovelo”.

Tra le caratteristiche della Rete Bicitalia si prevede: che abbia uno sviluppo complessivo non inferiore a 20.000 km e sia articolata su itinerari su tutto il territorio nazionale; la sua integrazione e interconnessione con le reti infrastrutturali a supporto delle altre modalità di trasporto, nonché con le altre reti ciclabili presenti nel territorio; la continuità e l'interconnessione con le reti ciclabili urbane, anche attraverso la realizzazione di aree pedonali e zone a traffico limitato, nonché attraverso l'adozione di provvedimenti di moderazione del traffico.

Sarà inoltre definito nel Piano generale il quadro, per ciascuno dei tre anni, delle risorse finanziarie, pubbliche e private, reperibili per la mobilità ciclistica e l'individuazione delle modalità di finanziamento degli interventi indicati nei Piani della mobilità ciclistica di comuni e città metropolitane.

Il piano potrà essere aggiornato annualmente con decreto del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, da emanare entro il 31 marzo di ciascun anno.

Per conseguire le finalità del provvedimento si prevede che anche le regioni approvino, in coerenza con il Piano regionale dei trasporti e della logistica, un Piano regionale della mobilità ciclistica, di durata triennale, per disciplinare l'intero sistema ciclabile regionale.

Il Piano regionale deve essere redatto sulla base dei Piani urbani della mobilità sostenibile e dei relativi programmi e progetti presentati dai comuni e dalle città metropolitane e deve definire, tra l'altro, la Rete ciclabile regionale e le ciclovie incluse nella Rete denominata Bicitalia che ricadono nel territorio regionale.

Le città metropolitane e i comuni che non fanno parte di città metropolitane dovranno predisporre e definire i Piani urbani della mobilità ciclistica, chiamati Biciplan, quali piani di settore dei Piani urbani della mobilità sostenibile (Pums), per definire gli obiettivi, le strategie e le azioni necessarie a promuovere e intensificare l'uso della bicicletta. In particolare, spetta ai comuni il compito di prevedere la realizzazione di velostazioni e di favorire la creazione di spazi attrezzati per il deposito e la sosta delle biciclette.