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2017-11-19 22:22

Efficienza energetica, risoluzione della commissione industria del Senato sulla proposta di nuova direttiva Ue

QUEL CHE C’È DA SAPERE

La commissione industria del Senato ha approvato una risoluzione, relatore Francesco Scalia (Pd), sulla proposta della Commissione Ue in materia di efficienza energetica, che modifica quella attualmente in vigore (2012/27).  La risoluzione evidenzia come il sistema europeo di scambio delle emissioni (ETS) si sia rivelato “non del tutto idoneo” al perseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione e avanza un’ipotesi di riforma che faccia riferimento al dato dell'intensità carbonica dei prodotti, come proposto dagli Amici della Terra.

La risoluzione afferma che l'obiettivo dell'aumento dell'efficienza energetica al 2030 dovrebbe essere innalzato dal 30 al 40 per cento ma obietta, come già fatto dal governo, sulla proposta di modifica dell’art. 7 dell’attuale direttiva, che estende dal 2020 al 2030 l'obbligo per gli Stati membri di realizzare un risparmio annuo dell'1,5% in volume delle vendite medie annue di energia ai clienti finali. Il calcolo dei risparmi richiesti per il 2030 è riferito al volume delle vendite medie annue realizzate nel triennio 2016-2018. Inoltre, gli Stati membri sono tenuti a realizzare risparmi annui dell'1,5% anche per periodi decennali successivi al 2030, a meno che la Commissione Ue, in sede di riesame entro il 2027, non li ritenga più necessari per il conseguimento degli obiettivi per il 2050

Secondo la risoluzione della commissione industria del Senato, “andrebbero considerati margini di flessibilità in considerazione della situazione non uniforme degli Stati membri in ordine al livello di intensità energetica raggiunto. La direttiva potrebbe infatti tenere conto della condizione di partenza dei singoli Paesi, al fine di garantire profili di maggiore equità nella ripartizione dell’onere di riduzione dei consumi di energia tra gli Stati membri”.

In particolare, in merito all’adozione degli strumenti più idonei al raggiungimento degli obiettivi di efficienza e all’ipotesi di una carbon tax da applicare sui prodotti, la risoluzione afferma che, “attesa la centralità del tema di una produzione più sostenibile e con minore impatto emissivo, occorre valutare in sede di definizione della politica di efficienza energetica a livello europeo la possibile adozione di misure per la tassazione al consumo dei prodotti in relazione al contenuto di carbonio degli stessi: emerge, infatti, la necessità di più opportuni strumenti in termini di fiscalità, che superino il solo Emission Trading Scheme in materia, e che facciano riferimento al dato dell'intensità carbonica dei prodotti - da applicare in modo non discriminatorio sia ai prodotti Ue sia ai prodotti di importazione - sulla base del contenuto di anidride carbonica emesso per la produzione di tali beni, ed in modo da riconoscere i meriti ambientali delle produzioni manifatturiere che rispettino elevati standard ambientali. Ciò consentirebbe di innescare un meccanismo virtuoso di miglioramento della produzione e della qualità ambientale dei prodotti, così accelerando il raggiungimento degli obiettivi globali di decarbonizzazione”.

In questo senso, “occorre individuare misure a livello di Stati membri che agiscano come leva di fiscalità ambientale tramite la modulazione delle aliquote IVA, aventi la finalità non di aumentare il gettito fiscale, bensì di incentivare le produzioni più pulite e disincentivare le produzioni ad alto impatto inquinante, a prescindere dal luogo di produzione dei beni”.

Inoltre, in merito al sistema europeo di scambio delle emissioni, la risoluzione afferma che occorre “individuare gli strumenti più idonei per una effettiva politica di decarbonizzazione, atteso che il sistema di scambio delle quote di emissione di CO2 Emission Trading Scheme (ETS) si è rivelato finora non del tutto idoneo al perseguimento degli obiettivi di riduzione delle produzioni climalteranti, avendo incentivato il ricorso a fonti energetiche (carbone, lignite) altamente emissive, ma rese economicamente convenienti dal prezzo troppo basso delle quote di emissione. Sotto questo profilo, la proposta di riforma dell’ETS attualmente in discussione, con la predisposizione di una riserva stabilizzatrice del mercato delle quote di emissioni, potrebbe determinare l’aumento ed il mantenimento del prezzo delle stesse ad un livello efficiente, tale da rendere conveniente l’uso di fonti energetiche sempre meno emissive. Sennonché, fintanto che l’ETS rimarrà limitato all’Unione Europea, l’aumento del prezzo delle quote di emissioni produrrebbe l’effetto di carbon leakage: rendere ancor meno competitive nel mercato globale le nostre industrie energivore, con conseguente incentivo alla delocalizzazione delle stesse ed ulteriore aumento della competitività nel mercato europeo di prodotti extra UE ad alta intensità carbonica. Pertanto, accanto al sistema di fiscalità ambientale descritto al punto che precede, si rende necessario implementare la riforma dell’ETS con un sistema più dinamico di assegnazione delle quote anche con l'istituzione di un fondo per l'innovazione e per la modernizzazione tecnologica”.

La risoluzione segnala, poi, la “necessità di continuare a sostenere forme che incentivino l'efficienza energetica, quali il meccanismo, attualmente in uso in Italia ed in alcuni paesi europei, dei cosiddetti «certificati bianchi», che ha supportato e stimolato, nel rispetto del diritto dell'Unione europea e della normativa in materia di aiuti di Stato, efficacemente gli interventi di efficientamento energetico, in particolare nel sistema manifatturiero ed in quello dei trasporti”.