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2017-09-20 05:49

Il TAP dentro e fuori dai tribunali

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Dopo il via libera del Consiglio di Stato, che il 27 marzo ha respinto i ricorsi della Regione Puglia e del Comune di Melendugno contro una precedente sentenza del Tar del Lazio, giudicando appropriata la valutazione di impatto ambientale della Commissione VIA sul metanodotto TAP - Trans Adriatic Pipeline, il 5 aprile la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità del terzo comma dell'art. 1 della legge della Regione Puglia 11 aprile 2016, n. 7, che fissa vincoli urbanistici sui terreni interessati dall'espianto degli ulivi colpiti da Xylella. La Consulta ha cassato il comma 3 perché prevede che da tali vincoli sia esentata, a certe condizioni, soltanto la realizzazione delle opere pubbliche e non anche quelle private. La norma era stata impugnata dal Consiglio dei ministri, secondo il quale la normativa regionale ostacolava, di fatto, la realizzazione del gasdotto TAP, che essendo un’opera “privata” non rientrava nella deroga prevista dalla legge regionale per le sole opere pubbliche prive di alternativa localizzativa e necessarie alla salvaguardia della pubblica incolumità e dell’ambiente.

Il giorno successivo alla sentenza della Consulta, il Tar del Lazio, con decreto 1753/2017, ha sospeso l’autorizzazione all’espianto degli ulivi nell’area del cantiere TAP di Melendugno, accogliendo la richiesta della Regione Puglia, in attesa della discussione nel merito del ricorso della Regione, che si terrà il 19 aprile. La Regione chiede l’annullamento delle Note del Ministero dell’Ambiente con cui è stata dichiarata pienamente ottemperata la prescrizione “A44”, riferita alla cosiddetta fase 0 dei lavori, autorizzando TAP all’espianto degli Ulivi ricadenti nell’area interessata dal cantiere.

Dal punto di vista politico, durante un question time del 5 aprile alla Camera, prima che venisse resa nota la sentenza della Corte Costituzionale, il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha difeso la scelta del metanodotto TAP, sostenendo che “accrescerà la sicurezza degli approvvigionamenti, la diversificazione delle fonti di provenienza del gas, l'aumento dell'offerta e del numero di fornitori in concorrenza sul mercato italiano ed europeo, con effetti a tendere positivi sui prezzi. L'Italia attualmente dipende, infatti, per il 45 per cento dal gas russo, percentuale che sale al 65 nei picchi invernali; gran parte delle altre forniture vengono, poi, dall'Algeria e dalla Libia, che è ancora un'area instabile. Complessivamente, da qui al 2020, scadranno contratti di fornitura a lungo termine per un totale di 35 miliardi di metri cubi di gas, con un deficit potenziale rispetto alla domanda prevista pari a 14 miliardi di metri cubi. Il TAP dovrà garantire questo gap in maniera significativa”.

Per quanto riguarda i costi, ha affermato il ministro, quello relativo al metanodotto e al collegamento alla rete nazionale di trasporto, “verrà inserito dall'Autorità per l'energia nel calcolo della tariffa di trasporto del gas, che sarà pagata dalle società che importeranno il gas azero in Italia. Tutti i costi di trasporto dall'Azerbaijan fino all'Italia saranno pagati dalle società private che importeranno, in concorrenza tra loro, il gas fino al nostro Paese. La diversificazione delle fonti e l'aumento dell'offerta creeranno, dunque, una spinta concorrenziale che spingerà al ribasso i prezzi per gli utenti finali, le imprese e le famiglie”