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2017-11-19 22:23

Efficienza energetica, secondo il governo la proposta di nuova direttiva Ue presenta criticità

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Le commissioni industria e attività produttive di Senato e Camera hanno iniziato l'esame delle due proposte di direttiva presentate dalla Commissione Ue sull’efficienza energetica e sulla prestazione energetica dell’edilizia.

Come ricorda un dossier dell’Ufficio studi del Senato, il principale strumento legislativo sull'efficienza energetica in vigore a livello Ue è la direttiva 2012/27/UE, che stabilisce un quadro comune volto a garantire il raggiungimento dell'obiettivo relativo al miglioramento dell'efficienza energetica del 20% entro il 2020, fissando anche obiettivi indicativi a livello nazionale.

Per grandi linee la direttiva prevede che:

  • gli Stati membri assicurino, mediante regimi obbligatori o misure alternative, che entro il 31 dicembre 2020 i fornitori e i distributori di energia risparmino ogni anno l'1,5% in più di energia;
  • gli Stati membri garantiscano che dal 1° gennaio 2014 il 3% della superficie coperta utile totale degli edifici di proprietà del proprio governo centrale e da esso occupati sia ristrutturata ogni anno per rispettare almeno i requisiti minimi di prestazione energetica che esso ha stabilito in applicazione dell'articolo 4 della direttiva 2010/31/Ue;
  • i governi dell’Ue acquistino esclusivamente prodotti, servizi ed edifici ad alta efficienza energetica;
  • gli Stati membri garantiscano che i clienti finali di energia elettrica, gas naturale, teleriscaldamento, teleraffreddamento e acqua calda per uso domestico ricevano a prezzi concorrenziali contatori individuali che riflettano con precisione i loro consumo effettivo e forniscano informazioni sul tempo effettivo d'uso;
  • gli Stati membri stabiliscano una strategia a lungo termine per mobilitare investimenti nella ristrutturazione del parco nazionale di edifici residenziali e commerciali, sia pubblici che privati.

La proposta di modifica della direttiva 2012/27/UE presentata dalla Commissione Ue intende adeguare l'obiettivo di efficienza energetica all'orizzonte 2030, migliorare l'informazione sul consumo di riscaldamento e raffreddamento al fine di promuovere il ruolo attivo dei consumatori e di potenziare la frequenza dell'informazione mediante l'introduzione dell'obbligo di leggibilità a distanza dei contatori di calore. Infine, rafforza le disposizioni riguardanti gli aspetti sociali dell'efficienza energetica, disponendo che gli Stati tengano conto delle condizioni di precarietà al momento di mettere a punto i regimi obbligatori di efficienza energetica o le misure alternative.

In particolare, l'art. 7 della proposta di nuova direttiva estende al 2030 l'obbligo per gli Stati membri di realizzare un risparmio annuo dell'1,5% in volume delle vendite medie annue di energia ai clienti finali, attualmente previsto fino al 31 dicembre 2020. Il calcolo dei risparmi richiesti per il 2030 è riferito al volume delle vendite medie annue realizzate nel triennio 2016-2018. Inoltre, gli Stati membri sono tenuti a realizzare risparmi annui dell'1,5% anche per periodi decennali successivi al 2030, a meno che la Commissione Ue, in sede di riesame entro il 2027, non li ritenga più necessari per il conseguimento degli obiettivi per il 2050.

Alla commissione attività produttive della Camera, il relatore del provvedimento, Gianluca Benamati (Pd), ha sottolineato che  il nuovo art. 7 prevede che per il periodo 2021-2030 gli Stati membri possono contabilizzare soltanto i risparmi energetici derivanti dalle misure introdotte dopo il 31 dicembre 2020 o adottate durante il periodo compreso tra il 1o gennaio 2014 e il 31 dicembre 2020, purché sia dimostrabile che danno luogo ad azioni individuali intraprese dopo il 31 dicembre 2020 e generano risparmi. Secondo il relatore, dal momento che i nuovi risparmi dovrebbero essere aggiuntivi rispetto a quelli che si produrrebbero a politiche invariate, il sistema proposto penalizzerebbe gli Stati membri come l'Italia, che hanno attuato politiche più audaci e tempestive per incentivare l'efficientamento energetico, che non potrebbero conteggiare i risultati di tali azioni ai fini del rispetto degli obblighi imposti dalla direttiva.

Inoltre, ha evidenziato il relatore, sempre l'art. 7, come modificato, pone sullo stesso piano le opzioni a disposizione degli Stati per realizzare il volume di risparmi prescritto (regime obbligatorio di efficienza energetica, misure alternative o una combinazione delle due opzioni), mentre la direttiva attualmente in vigore privilegia l'istituzione di regimi obbligatori.

Anche il ministero dello Sviluppo economico, nella nota in cui ha trasmesso al parlamento la proposta di direttiva, ha evidenziato alcune criticità. In particolare, il ministero afferma che la previsione per cui gli obblighi sono calcolati in maniera proporzionale ai consumi energetici in base ad un fattore uguale per tutti, pari all'1,5% annuo, va a discapito dei paesi più virtuosi, in quanto il costo dell'investimento pubblico e privato per raggiungere quel risultato crescerebbe in maniera più che proporzionale al crescere della performance di efficienza energetica, con il risultato che i paesi che vantano una migliore performance in termini di consumi energetici dovranno mobilitare risorse economiche più ingenti per riuscire ad aggredire il potenziale di riduzione residuo. A giudizio del ministero, questo può arrecare un importante pregiudizio al sistema italiano, considerato che l'Italia gode di un'intensità energetica di circa il 18% inferiore rispetto alla media Ue. 

Per quanto riguarda la proposta di direttiva sulla prestazione energetica dell’edilizia, che modifica la direttiva 2010/31/UE attualmente in vigore, l’obiettivo è quello di mettere in pratica il principio “efficienza energetica al primo posto” e di accelerare la ristrutturazione economicamente efficiente degli edifici. La Commissione europea ritiene che il settore edilizio abbia un enorme potenziale di risparmio energetico ancora da sfruttare pienamente: è responsabile del 40% del consumo energetico finale e del 36% delle emissioni di gas serra, produce il 9% del Pil europeo e garantisce circa 18 milioni di posti di lavoro diretti, contando su tre milioni di imprese, di cui il 99% Pmi, con un fatturato annuo di oltre 1.211 miliardi di euro. Il settore edilizio ha, quindi, un ruolo centrale nella transizione europea verso l'energia pulita e per il raggiungimento dell'obiettivo del 30% di miglioramento dell'efficienza energetica al 2030.

A giudizio della Commissione Ue, nell’edilizia sono stati fatti notevoli progressi nel miglioramento dell'efficienza energetica ma la trasformazione del parco immobiliare sta procedendo a un ritmo relativamente lento. Si ritiene che con il tasso di ristrutturazione attuale in Europa, pari mediamente all'1% annuo, quindi assai modesto, occorrerebbe circa un secolo per decarbonizzare il parco immobiliare. Per questo è necessario stimolare la ristrutturazione efficiente, incoraggiando la trasformazione degli edifici ristrutturati in edifici a energia quasi zero, con un alto rendimento energetico e con l'implementazione dell'uso delle fonti rinnovabili. Tutto ciò, a giudizio della Commissione europea, permetterebbe di ridurre il consumo annuale di energia finale in modo significativo; creerebbe un mercato della ristrutturazione per le Pmi di valore compreso tra 80 e 120 miliardi di euro, con circa 220.000 nuovi posti di lavoro entro il 2030; comporterebbe un'attività edilizia supplementare collegata all'energia per un valore di circa 47 miliardi di euro entro il 2030 e permetterebbe una riduzione della spesa energetica annuale per imprese e famiglie pari ad un importo compreso tra 24 e 26 miliardi di euro; permetterebbe a numerose famiglie di abbandonare la povertà energetica. 

In questo scenario, afferma la Commissione Ue, la sfida principale è accelerare e finanziare gli investimenti iniziali per aumentare la percentuale di ristrutturazione del parco immobiliare ad oltre il 2% l'anno. La proposta di nuova direttiva aggiorna quella esistente, semplificando e snellendo alcuni obblighi obsoleti, integrando le strategie di ristrutturazione degli immobili a lungo termine, migliorando la connessione delle disposizioni esistenti al sostegno finanziario e ammodernandola alla luce dell'evoluzione tecnologica, soprattutto per quanto riguarda la diffusione dei sistemi “intelligenti”.