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2017-03-23 17:34

La questione della carbon tax irrompe nella nuova Strategia Energetica Nazionale

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Il 1° marzo, i ministri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente hanno presentato alle commissioni riunite attività produttive e ambiente della Camera i dati da cui partire per redigere la nuova Strategia Energetica Nazionale. Sulla base delle osservazioni dei parlamentari, all’inizio di aprile ci sarà una nuova audizione alla Camera, dopo di che inizierà un percorso partecipato con i vari attori istituzionali e i portatori di interesse. Alla prima audizione i ministri Carlo Calenda e Gian Luca Galletti si sono presentati con un documento congiunto, come dimostrazione di un lavoro condiviso, che partendo dalle considerazioni ambientali cercherà di affrontare le necessità di strategia energetica del paese. Il documento è stato illustrato dal ministro Calenda, mentre il ministro Galletti ha consegnato una relazione scritta.

L’audizione è avvenuta all’indomani della riunione del Consiglio dei ministri dell’Ambiente dell’Ue, dedicato alla riforma del sistema dell’Emission Trading System (ETS), in cui è stato approvato un documento di orientamento generale per il negoziato con la Commissione Ue e il parlamento europeo. A favore del documento hanno votato solo 19 paesi su 28. Tra i contrari l’Italia, per una questione di metodo, come ha spiegato il ministro Galletti, perché “dopo una giornata di trattative intense, alla fine una delle proposte è stata approvata senza la necessaria discussione preventiva”. Il ministro afferma che l’accordo, raggiunto al termine di una riunione “molto dura”, è una “buona base di partenza”, che accoglie alcune richieste avanzate dell'Italia, “in particolare un’armonizzazione delle compensazioni dei costi indiretti del carbon leakage e una maggior flessibilità nella ripartizione delle quote tra quelle messe a disposizione gratuitamente e quelle acquisite attraverso asta, a favore delle prime”.

Il fallimento del sistema ETS e l’introduzione della carbon tax è stato uno degli argomenti centrali dell’audizione alla Camera dei deputati. Il ministro Calenda ha affermato: “Se non funzionasse il meccanismo ETS, penso che dobbiamo avere delle strategie di carbon pricing più aggressive, anche a livello nazionale. Perché, se abbiamo il gas che funziona, dobbiamo giocare questa partita fino in fondo, in modo proattivo. Vogliamo andare a un’efficacia della normativa che restringe l’uso del carbone: lo facciamo attraverso l’ETS? Se non portiamo intorno ai 30 euro il costo delle quote di emissione, che fa diventare automaticamente diseconomico mediante l’ETS il carbone, dobbiamo pensare a un’altra cosa, a un carbon pricing, che vuol dire, di fatto, accompagnare la fuoriuscita”.

Più sfumato il ministro Galletti, secondo il quale “sinora il sistema ETS non ha funzionato per il semplice fatto che il valore delle quote è troppo basso e quindi non c’è convenienza per le imprese a riammodernare le proprie aziende per avere meno emissioni ma è più conveniente andare sul mercato a comprare delle quote, che costano poco. Il nuovo sistema, con la formazione di una riserva di mercato strategica, consentirà di far venire meno questo dislivello delle quote. Almeno sulla carta. Poi vedremo quando entrerà in funzione”.

L’8 marzo, di fronte alla commissione industria del Senato, è stato l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, a schierarsi in modo deciso a favore della carbon tax, dicendo che “l’ETS è fallito. Le rinnovabili sono state completamente sprecate, in termini di risultati, dall’eccesso di carbone. Dal 2000, le rinnovabili sono salite del 7%, il carbone del 10%, e un punto di carbone vanifica dagli otto ai dieci punti di percentuale di rinnovabili. Mettiamo una carbon tax, come ha fatto il Regno Unito, che ha messo un’Eps (Emissions Performance Standards), una tassa che valuta la performance di una centrale elettrica, che se supera i 450 grammi di CO2 per kWh non può essere sviluppata o deve essere trasformata. Facendo così, tutte le centrali a carbone e a olio combustibile spariscono, e si possono sviluppare gas e rinnovabili”.