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2018-10-23 05:02

Rapporto dell’Ispra sulla contaminazione da pesticidi del bacino del Po

QUEL CHE C’È DA SAPERE

L’Ispra ha pubblicato il rapporto Sostenibilità ambientale dell’uso dei pesticidi – il Bacino del Po, in cui vengono presentati i risultati di un lungo monitoraggio, iniziato nel 2003. Per oltre dieci anni, gli esperti dell’Istituto hanno studiato l’evoluzione della contaminazione da pesticidi nel bacino del fiume Po, il più importante d’Italia per dimensione e per concentrazione delle attività umane. E’ stata analizzata la presenza nel fiume e nelle acque sotterranee di alcuni erbicidi non più usati da anni (atrazina, simazina, alaclor), dimostrando che le sostanze possono persistere nell'ambiente più di quanto stimato in fase di autorizzazione.

L’atrazina, ad esempio, bandita da 25 anni, è ancora rilevata, anche se in basse concentrazioni, nei fiumi e nelle acque sotterranee: ci vogliono otto anni affinché la concentrazione della sostanza nel fiume Po si dimezzi; nelle acque sotterranee del bacino, invece, l’atrazina rimane stabile e a livelli circa quattro volte più alti rispetto ai corsi d’acqua. Infatti, nelle acque sotterranee vengono a mancare quasi del tutto i meccanismi di degradazione e la concentrazione evolve con i tempi di ricambio estremamente lenti delle falde.

Le conclusioni ottenute per l’atrazina sono indicative di quello che può essere il destino ambientale di altri pesticidi: in particolare, per sostanze della stessa famiglia, come la terbutilazina, che è attualmente il principale contaminante del bacino del Po. Nel 2014, infatti, la sostanza risultava presente nel 42,9% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali e nel 5,4% di quelli delle sotterranee. Analoga diffusione si ha per il metabolita desetil-tebutilazina.

Il rapporto affronta anche il problema della valutazione di pericolo per alcune sostanze “estremamente preoccupanti”, quali le sostanze cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione, le sostanze persistenti, bioaccumulabili e tossiche, gli interferenti endocrini. Non essendoci una soglia di pericolo per queste tipologie di sostanze, non è possibile stabilire un livello di sicurezza e quindi risultano rilevanti anche le basse concentrazioni a cui sono esposti gli organismi viventi.

Viene infine affrontato il tema delle miscele di sostanze rilevate nei siti di monitoraggio del bacino e le problematiche dovute alle lacune conoscitive degli effetti cumulativi.