Oggi:

2017-12-14 19:49

Un Americano a Roma Decide Per Tutti Noi

PERCHE' NO ALLO STADIO DELLA ROMA

di: 
Oreste Rutigliano*

Chi l’ha detto che un panorama di grattacieli sia, ovunque e comunque desiderabile? I grattacieli nulla aggiungono a Roma e, anzi, molto potrebbero toglierle malamente e per sempre. Tanto più se introdotti surrettiziamente, da operazioni privatistiche inventate su aree preziose all’ambiente ed al fiume, oggi da intendersi quale infrastruttura verde a fondamento di una città che cerca equilibrio tra i suoi troppi pieni ed i suoi vuoti. Dall’ultimo numero del Bollettino di Italia Nostra riprendiamo l’articolo con cui lo storico esponente di Italia Nostra spiega i motivi del No al progetto di Stadio della Roma

Abbiamo provato ad immaginare cosa avrebbe detto Antonio Cederna, scomparso esattamente 20 anni fa, davanti al progetto dello Stadio della Roma a Tor di Valle. Un milione di metri cubi con tre grattacieli da 220 metri, vero nuovo centro direzionale e commerciale concepito dal Presidente della Roma, l'americano James Pallotta e dalla Euronova del costruttore romano Parnasi (da sempre vicino al PD).

Avrebbe di certo fatto un parallelo tra il "Business Park Stadio del calcio“ e la vicenda dell’Albergo Hilton, che segnò il punto più miserabile della storia urbanistica di Roma. Egli visse allora con sconcerto l'enorme scandalo che vide l'eliminazione sul culmine di Monte Mario di un pubblico belvedere, con annesso parco, a ispirazione e somiglianza del Gianicolo, espressamente previsto dal piano regolatore. Gli "americani" intendevano edificare il loro Hotel e trovarono naturale scegliere, per realizzare al meglio i propro interessi, quel sito, il più panoramico e prestigioso di Roma. Lo imposero tramite la potente Societa Generale Immobiliare alla faccia della grande bellezza (l'Hilton, mediocre espressione del gusto anni ’60, si impone, tra l’altro, come sgradevole fondale della rettilinea via Giulia).

Accade, oggi, che vi sia a sud del centro storico un’ansa del Tevere che racchiude una piana alluvionale di oltre 100 ettari. E’ l’ansa di Tor di Valle, ove un tempo si andava all’Ippodromo del trotto. Nel recente Piano regolatore generale, varato nel 2008 sotto l’amministrazione Veltroni, questi cento ettari sono stati destinati a verde sportivo attrezzato (una destinazione che include in sé notevoli cubature, ma migliorabile poichè va nella direzione giusta; quella di una grande area sportiva al servizio della città ed in un luogo appropriato lungo il corso del Tevere). Area preziosa, alla luce del generale interesse a mantenere libere dal cemento e non impermeabilizzate le sponde e con esse le piane alluvionali comprese entro le anse del fiume, poiché il fiume è la più importante infrastruttura ambientale e paesistica di ogni moderna metropoli.

E invece, egli, Cederna, constaterebbe che di nuovo arrivano altri "americani", che si scelgono proprio quell’ansa di Tor di Valle per il loro quanto mai esplicito progetto di "Businnes park stadio della Roma". Si osservi la foto satellitare: dentro l'anello del GRA ci sono solo brandelli di sponde del Tevere non consumate da banali capannoni ed altre bestialità, come l’intensivo quartiere della Magliana. Fanno eccezione tre grandi anse del fiume che racchiudono piane alluvionali libere e consistenti tutte e tre intorno ai 100 ettari di estensione. Quella dell' aeroporto dell’Urbe e quella dell'Ippodromo di Tor di Quinto a nord del centro storico e quella di Tor di Valle a sud. Aree in grado di dare consistenza ad un parco fluviale. Scorte di natura, di paesaggio: pezzi unici inalienabili.

Per Tor di Valle si prepara, dunque, un furto evidente e disastroso. Come lo fu per quel belvedere in cima a Monte Mario. Anzi, una rapina, con l'arma impropria del ricatto occupazionale. Che, come nei tempi più bui, fin dagli anni ’50, viene brandita con questi toni: ”o si fa là dove vogliamo noi o nulla e nessun posto di lavoro“.

Non solo questo: “l’americano", Mister Pallotta, ha già deciso per tutti noi anche sui grattacieli a Roma.

Intende imporci non uno ma tre grattacieli sbilenchi, su progetto Libeskind, in spregio alla nostra preziosa identità di citta orizzontale, salvaguardata per oltre 50 anni da un patto politico-culturale del tutto trasversale, che ha inteso per mezzo secolo esaltare l’ emergere in una città orizzontale di cupole, torri e campanili, di un immenso centro storico Patrimonio della Umanità. E, fuori dalle mura, tale è anche la Basilica di S.Paolo che è a soli 2 chilometri da Tor di Valle.

Siamo di fronte a impensabili forzature logiche per le quali lo stadio diventa un pretesto per scardinare un PRG, varato solo 8 anni fa. Laddove solo il 14% delle cubature sarebbero per lo stadio e tutto il resto per fornirsi una compensazione alle opere di infrastrutturazione urbana (ponti, strade e dannoso sfioccamento della metro B ) che serviranno solo al loro Businnes Park.

Insomma, per Cederna, che aveva adottato i 100.000 metri cubi dell' Hilton come unità di misura per ogni nuova speculazione, questa sarebbe stata una violenza dieci volte più grande di quella vissuta ai tempi del pessimo albergone.

Avrebbe ricordato come dietro alle archistar ci sono i vecchi trucchi dei palazzinari romani, che, mentre incassano con il PRG le rendite di venti centralità, si comprano altre aree fuori Piano a pochi soldi per lucrare nuove inaspettate rendite. Questo " nuovo stadio" è il frutto marcio della pianificazione tradita e delle deroghe, tanto più clamorose quanto più potente e suadente il privato che le proponga.

Con venti centralità contenute nel PRG e con ben cinque proposte di siti alternativi prodotte dagli Uffici capitolini, un intero consiglio comunale, ai tempi del Sindaco Marino, ha votato la pubblica utilità per questo stadio, intorno al quale si sono coagulati vasti interessi politici ed economici cui si inchina la grande stampa.

La Giunta Raggi espressa dal Movimento 5 stelle, dopo il "no alle Olimpiadi ", è ora intimorita dalla forza degli interessi qui coagulati, che si avvalgono del mantello protettivo del " tifo romanista". Finirà con il paradosso della bocciatura di una candidatura Olimpica, che apre la strada alla più grande deroga urbanistica di tutti i tempi.

 

*Italia Nostra Roma