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2017-03-23 17:16

Termovalorizzazione dei rifiuti, la Commissione Ue legittima le spedizioni transfrontaliere

QUEL CHE C’È DA SAPERE

La Commissione Ue ha pubblicato una comunicazione intitolata Il ruolo della termovalorizzazione nell’economia circolare, il cui “scopo principale è garantire che il recupero di energia dai rifiuti nell’Ue sostenga gli obiettivi del piano d’azione per l’economia circolare e sia pienamente coerente con la gerarchia dei rifiuti dell’Ue”.

La comunicazione riguarda i principali processi di termovalorizzazione:

− co-incenerimento dei rifiuti in impianti di combustione (ad esempio centrali elettriche) e nella produzione di cemento e calce;

− incenerimento di rifiuti in impianti dedicati;

− digestione anaerobica di rifiuti biodegradabili;

− produzione di combustibili solidi, liquidi o gassosi ricavati dai rifiuti;

− altri processi, compreso l’incenerimento indiretto a seguito di pirolisi o gassificazione.

Tuttavia, la Commissione Ue precisa che questi processi hanno impatti ambientali differenti e occupano posti diversi nella gerarchia dei rifiuti. Infatti, i processi di termovalorizzazione comprendono operazioni di trattamento dei rifiuti molto diverse, che vanno dallo smaltimento e dal recupero al riciclaggio. Ad esempio, i processi come la digestione anaerobica che determinano la produzione di un biogas e di un digestato sono considerati un’operazione di riciclaggio dalla normativa Ue in materia di rifiuti. Dall’altro canto, l’incenerimento dei rifiuti con scarso recupero di energia è considerato una forma di smaltimento. In mezzo si collocano le operazioni di incenerimento e co-incenerimento dei rifiuti con forte recupero di energia e il ritrattamento dei rifiuti in materiali da usare come combustibili solidi, liquidi o gassosi.

La Commissione europea afferma che “ai fini della transizione a un’economia circolare è necessario trovare il giusto equilibrio delle capacità di termovalorizzazione per il trattamento dei rifiuti non riciclabili. Si tratta di un fattore essenziale per evitare potenziali perdite economiche o la creazione di barriere infrastrutturali al conseguimento di tassi di riciclaggio più elevati”.

Un passaggio significativo della comunicazione è rappresentato dal fatto che la Commissione Ue afferma che, nel pianificare la costruzione di impianti di termovalorizzazione dei rifiuti, i singoli Stati dovrebbero tenere in “attenta considerazione” anche “le capacità esistenti o pianificate in paesi limitrofi”. Infatti, si legge nella comunicazione della Commissione europea, “in alcuni casi giustificati le spedizioni di rifiuti a livello transfrontaliero potrebbero contribuire a un impiego ottimale delle capacità già disponibili in alcuni Stati membri. L’esportazione in un altro Stato membro di rifiuti non riciclabili a fini di recupero di energia non dovrebbe necessariamente essere considerata in contrasto con il cosiddetto principio di prossimità (ossia l’utilizzo dell’impianto appropriato più vicino) su cui si fonda la normativa dell’Ue in materia di rifiuti. Tuttavia, prima di scegliere un simile approccio, le autorità competenti degli Stati membri dovrebbero compiere un’analisi del ciclo di vita per garantire che gli impatti ambientali complessivi, compresi quelli del trasporto di rifiuti, non riducano i benefici auspicati”. Una posizione, questa della Commissione Ue, che è stata accolta con sorpresa dal ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti.

Infine, va segnalato che per dimostrare quale sia il potenziale dei rifiuti biodegradabili combinati con il trattamento a base di digestione anaerobica in un impianto a biogas, la Commissione Ue porta l’esempio di Milano che “dal 2014 registra un tasso di raccolta dei rifiuti alimentari e organici di quasi il 100%, con una media di 120.000 tonnellate di rifiuti biodegradabili all’anno. A pieno regime (12,8 MW), l’impianto a biogas della città di Milano dovrebbe produrre circa 35.880 MWh di elettricità all’anno, sufficienti a soddisfare il consumo di 24.000 persone, e generare 14.400 tonnellate di fertilizzante”.