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2018-07-17 20:57

Mobilità elettrica, il governo risponde alla Camera dopo i rilievi della Corte dei conti

QUEL CHE C’È DA SAPERE

In base ai dati di un censimento effettuato un anno fa da utilities, case automobilistiche, costruttori e importatori di colonnine, in Italia ci sono 1.700 punti per la ricarica di mezzi elettrici e nel corso del 2017 verranno installati altre 700 colonnine. Il Comune di Firenze ha circa 250 punti di ricarica, una parte dei quali riservati a motocicli e ciclomotori; Roma circa 200, Milano e hinterland circa 120, Siena 48, i Comuni di Pisa-San Casciano-Pontedera circa 80, Bari 52, Genova 20, Trieste 18, Aosta 16, Brindisi 14, Lecce circa 10, la regione Emilia Romagna 200 l’Umbria circa 60.  Ci sono poi circa 2.000 punti di ricarica in aree private con accesso aperto al pubblico. In queste stime non sono inclusi i punti di ricarica destinati ad esplicito uso privato, quali quelli delle flotte aziendali, come le Poste.  I dati sono stati forniti alla commissione ambiente della Camera dal sottosegretario per le Infrastrutture e i trasporti, Umberto Del Basso De Caro, rispondendo a un’interrogazione di Ermete Realacci (Pd), che faceva seguito ad una recente delibera della Corte dei conti.

La magistratura contabile ha rilevato ritardi per quanto attiene sia all’approvazione del “Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica”, avvenuta con il Dpcm del 26 settembre 2014, con un ritardo di circa un anno e mezzo rispetto al termine stabilito dalla legge, sia alla sua realizzazione. Gli interventi qualificati dalla legge come di immediata realizzazione, nota la Corte, sono appena alla fase iniziale a quattro anni dall’entrata in vigore della legge stessa. Anche il primo aggiornamento del piano è stato caratterizzato da tempi molto lunghi, in quanto l’approvazione è avvenuta il 18 aprile 2016. L’aggiornamento del piano, che in realtà è un nuovo piano, in sostituzione del precedente, definisce gli obiettivi circa il numero, modificabile in funzione della minore o maggiore diffusione dei veicoli elettrici, di infrastrutture da realizzare entro il 2020, la loro tipologia (ricariche veloci, ricariche lente) e la loro dislocazione nel territorio.

Per quanto concerne lo stato di realizzazione degli interventi, la Corte dei conti rileva che lo stanziamento del bilancio dello Stato (20 milioni di euro per l’anno 2013 e 15 milioni per ciascuno degli anni 2014 e 2015) risulta ad oggi speso solo per 6.286,28 euro, occorsi per la pubblicazione del bando indetto dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti per il finanziamento di progetti di più immediata realizzazione, a norma del comma 10 dell’art. 17-septies del d.l. n. 83/2012. Questi interventi riguardano le reti di ricarica negli agglomerati urbani a più alta congestione di traffico e perciò maggiormente interessati da problemi di inquinamento atmosferico. Il bando è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 22 luglio 2013. A conclusione del procedimento sono stati selezionati diciannove progetti di regioni e province autonome per un importo complessivo di euro 4.542.130,59, al momento non erogati. Solo dal maggio 2016 hanno avuto corso le convenzioni con le regioni che in alcuni casi non risultano ancora stipulate. Gli altri interventi previsti dal Piano, oltre quelli di immediata e urgente realizzazione, non sono neppure alla stato iniziale, mancando gli accordi di programma con le regioni. I 1.700 impianti di ricarica finora esistenti nel territorio sono stati realizzati per iniziativa di privati e comunque al di fuori dei finanziamenti statali previsti dall’art. 17-septies del d.l. n. 83/2012.

La Corte dei conti afferma che, “in conclusione, poiché il piano di realizzazione della rete infrastrutturale risulta in ritardo, la Corte non può che esprimere la raccomandazione al Mit (Ministero delle infrastrutture e de trasporti, ndr) che ad esso sia data la massima accelerazione, che sia costantemente monitorato l’avanzamento dei progetti appena avviati e che sia dato impulso all’impiego, secondo le priorità indicate dal Piano, delle risorse stanziate nel bilancio dello Stato non ancora concretamente utilizzate. Si raccomanda, infine, al Mit di rendere funzionante al più presto la piattaforma informativa, che costituisce uno strumento conoscitivo indispensabile per la razionale attuazione del Piano”.