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2017-02-19 19:38

Presentato il Rapporto annuale dell’Ispra sui rifiuti urbani

QUEL CHE C’È DA SAPERE

L’Ispra ha presentato l’edizione 2016 del Rapporto rifiuti urbani, da cui emerge che nel 2015 la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani a livello nazionale è stata del 47,5%, 2,3 punti in più rispetto al 2014 (45,2%). Come negli anni passati vi sono notevoli differenze tra le varie aree geografiche del Paese: 58,6% al Nord, 43,8% al Centro e 33,6% al Sud.

La regione con la più alta percentuale di raccolta differenziata è il Veneto con il 68,8%, seguita dal Trentino Alto Adige con il 67,4%. Entrambe le regioni sono già dal 2014 al di sopra dell’obiettivo del 65% fissato dalla normativa per il 2012. Seguono il Friuli Venezia Giulia (62,9%) e poi, con percentuali superiori al 55%, Lombardia, Marche, Emilia Romagna, Sardegna e Piemonte. Tra il 45% e il 50% si collocano Abruzzo, Umbria, Campania, Valle d’Aosta e Toscana, mentre Liguria e Lazio sono di poco al di sopra del 35%. Basilicata e Puglia superano di poco il 30%. Agli ultimi posti troviamo Molise (25,7%), Calabria (25%) e Sicilia (12,8%). La provincia con la raccolta differenziata più bassa è quella di Palermo, con il 7,8%.

Il riciclaggio delle diverse frazioni provenienti dalla raccolta differenziata o dagli impianti di trattamento meccanico biologico raggiunge, nel suo insieme, il 44% della produzione (nel 2014 era il 42%). La ripartizione del quantitativo avviato a riciclaggio per frazione merceologica mostra che il 39% è costituito dalla frazione organica e il 25% da carta e cartone. Il vetro rappresenta il 15% del totale riciclato, la plastica quasi il 10% e il legno il 6% circa. Per quanto riguarda il trattamento della frazione organica, l’Ispra osserva che negli ultimi anni si registra un progressivo incremento delle quote avviate a trattamento anaerobico, avente, come principale finalità, la produzione di biogas da destinare a recupero energetico. Questo trattamento, quindi, concorre in misura minore all’obiettivo di riciclaggio, in quanto parte del rifiuto trattato non è destinata a recupero di materia, bensì di energia. Contribuisce quindi all’obiettivo la sola quota di digestato che, a valle del trattamento anaerobico, è destinata a recupero di materia (ad esempio, attraverso la produzione di ammendante).

I rifiuti smaltiti in discarica sono il 26%, con una diminuzione di cinque punti rispetto all’anno precedente. Il 19% (+2% rispetto al 2014) dei rifiuti urbani prodotti è incenerito, mentre circa il 2% viene inviato ad impianti produttivi, quali cementifici o centrali termoelettriche, per essere utilizzato all’interno del ciclo produttivo come fonte di energia, e l’1% dei rifiuti viene esportato.

Nel 2015, sul territorio nazionale sono stati operativi 41 impianti di incenerimento per il trattamento dei rifiuti urbani, di cui il 63% è localizzato nelle regioni settentrionali (26 impianti) e, in particolare, in Lombardia e in Emilia Romagna con 13 ed 8 impianti, rispettivamente. Nel Centro gli impianti di incenerimento operativi sono 8 e nelle regioni meridionali 7.

I dati relativi al recupero energetico evidenziano che, nel 2015, tutti gli impianti sul territorio nazionale hanno prodotto energia, anche se per due impianti (Melfi e Reggio Calabria) non è stato possibile reperire l’informazione; 24 impianti sono dotati di soli sistemi di recupero energetico elettrico ed hanno trattato oltre 3,4 milioni di tonnellate di rifiuti, recuperando 2,7 milioni di MWh di energia elettrica. 15 impianti, invece, sono dotati di cicli cogenerativi ed hanno incenerito quasi 2,6 milioni di tonnellate di rifiuti con un recupero di energia termica di oltre 2,7 milioni di MWh e di energia elettrica di 1,7 MWh.

Nel 2015, i rifiuti del ciclo urbano esportati ammontano a oltre 361 mila tonnellate, di cui solo 456 tonnellate sono rifiuti pericolosi. L’Austria con circa 100.000 tonnellate e l’Ungheria con 48.000 rappresentano i Paesi verso cui vengono destinate le maggiori quantità di rifiuti urbani, rispettivamente il 27,5% e il 13,3% del totale esportato; seguono la Slovacchia con il 9,6% e la Spagna con il 7,5%.

Il 38,5% dei rifiuti esportati, 139 mila tonnellate, è costituito da Combustibile Solido Secondario derivante dal trattamento di rifiuti urbani (CSS), prodotti per il 34% da impianti situati in Friuli Venezia Giulia e destinati in Slovacchia, Austria e Ungheria; il 24,8% di CSS è, invece, prodotto in impianti localizzati in Abruzzo con destinazione Cipro e Bulgaria. Un’altra quota significativa dei rifiuti esportati, oltre 97.000 tonnellate, pari al 26,9% del totale, è costituita da rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti urbani. Di questi, il 75,4%, cioè oltre 73.000 tonnellate, proviene dagli impianti di trattamento meccanico biologico situati in Campania e hanno come destinazione Austria, Spagna e Paesi Bassi.