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2017-11-19 22:24

Riduzione delle emissioni non ETS: polemica del ministro Galletti con la Commissione Ue

QUEL CHE C’È DA SAPERE

L’Italia è tra i Paesi più virtuosi in termini di riduzione delle emissioni, grazie alle politiche e alle misure che abbiamo messo in atto nel periodo 2013-2020. Siamo tra i Paesi con emissioni pro-capite più basse in Europa, tra i Paesi più efficienti a livello globale, e tra i Paesi con una maggiore percentuale di produzione di energia da fonti rinnovabili in Europa e forse nel mondo”. Tuttavia, “per quanto riguarda la proposta della Commissione, riteniamo che questa non rifletta il principio di equità affermato nel Consiglio europeo dell’ottobre 2014, così come il principio di convergenza delle emissioni pro-capite. Pertanto non possiamo fare a meno di rappresentare le nostre forti perplessità e preoccupazioni in merito alla definizione della metodologia di distribuzione degli oneri tra gli Stati membri. Riteniamo che, nel rispetto dell’integrità ambientale, che condividiamo pienamente, si debba trovare una soluzione adeguata agli aspetti distorsivi delle proposte. Ciò potrà essere perseguito riconoscendo gli sforzi che il nostro Paese ha già condotto e che ci consentiranno non solo di raggiungere, ma ampiamente superare i nostri obblighi di riduzione al 2020.

Sarebbe infatti un paradosso non riconoscere nelle proposte gli sforzi già fatti, che hanno consentito a tutti un impatto complessivo europeo positivo in termini proprio di integrità ambientale. Ci auguriamo che tale principio trovi il giusto spazio nelle prossime tappe negoziali”

È quanto ha affermato il ministro Gian Carlo Galletti, intervenendo il 17 ottobre nel corso del Consiglio dei ministri Ue dell'Ambiente, a Lussemburgo, dove ha contestato la proposta della Commissione Ue che stabilisce gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, derivanti dai settori economici non rientranti nel sistema di scambio di quote di emissione (Emissions Trading Scheme – ETS), per il periodo 2021-2030. Per l’Italia, la Commissione Ue prevede un obiettivo vincolante di riduzione del 33% al 2030, rispetto al livello del 2005.

Il sistema ETS riguarda i settori industriali energivori come il termoelettrico, la raffinazione, la produzione di cemento, di acciaio, di carta, di ceramica, di vetro. Tuttavia, oltre il 55 per cento delle emissioni totali dell’Ue proviene dai settori non-ETS, in cui rientrano trasporti, edilizia, servizi, agricoltura, rifiuti, e i piccoli impianti industriali.

La proposta della Commissione Ue aveva già sollevato le critica della commissione sulle politiche dell’Ue del Senato, che il 28 settembre aveva approvato un parere in cui si afferma che “il rispetto del principio di proporzionalità presenta forti elementi di criticità, in relazione alla ripartizione degli oneri di riduzione delle emissioni assegnati agli Stati membri. In particolare, l’obiettivo di riduzione delle emissioni non-ETS proposto per l’Italia, pari al 33 per cento rispetto ai valori del 2005, comporta oneri e costi sproporzionati, in confronto con la media europea, non sufficientemente mitigati dai meccanismi di flessibilità previsti dalla proposta”.