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2018-01-20 22:13

Ombre sull’impatto socio-ambientale della cooperazione italiana in Africa

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Le commissioni esteri e ambiente della Camera hanno approvato all’unanimità una risoluzione sull’impegno dell’Italia per lo sviluppo umano e ambientale dell’Africa, che esprime preoccupazioni sull’impatto socio-ambientale conseguente alla realizzazioni di alcune dighe, che vedono coinvolte istituzioni e aziende italiane.

La risoluzione parte dalla premessa che “per garantire a ciascun essere umano un’esistenza dignitosa e in salute è necessario avere acqua potabile al fine di soddisfare i bisogni primari e consentire lo sviluppo delle più comuni attività umane”. Inoltre, la sempre minore disponibilità di acqua, a fronte del costante aumento della popolazione mondiale, “oltre che essere un problema di ordine ambientale e sociale, la trasforma in una variabile di enorme valore strategico e politico, specialmente in Africa”, dove il 36% della popolazione della regione sub-sahariana non ha ancora accesso a una fonte d’acqua potabile.

La risoluzione afferma che “la grave questione delle migrazioni, sintomo e non punto di caduta ultimo delle crisi economiche e ambientali in corso, richiede che l’Italia, Paese cardine nei rapporti Europa-Africa, continui ad assumere un ruolo di guida nella risoluzione delle cause strutturali che originano i fenomeni migratori, in linea con l’iniziativa presentata in sede di Unione europea con il Migration Compact

Le stime del Fondo monetario internazionale indica che ben sette delle dieci economie che registreranno i più elevati tassi di crescita nei prossimi anni appartengono a Paesi sub-sahariani. Ma I Paesi africani, sottolinea la risoluzione, “hanno bisogno di crescere oltre il mero sfruttamento delle risorse naturali e possono cogliere l’opportunità di una crescita sostenibile, diversificando le proprie economie mediante mirati investimenti nei settori della formazione e dell’innovazione, sfruttando il potenziale della loro giovanissima popolazione, inclusa quella femminile”. E l’Italia “vuole inserirsi a pieno titolo nella fase virtuosa di sviluppo politico, economico e sociale del continente, valorizzando una presenza storica che ha contribuito alla crescita sociale ed infrastrutturale di molti paesi dell’Africa”.

Fatte queste considerazioni di carattere generale, la risoluzione entra nel cuore del problema, rappresentato dai progetti di diga denominati Gibe III, Gibe IV e Gibe V, in Etiopia, su cui “sono forti le critiche espresse dalle maggiori ONG internazionali attive per i diritti umani in Africa in merito all’impatto socio-ambientale nella bassa Valle dell’Omo dei citati sbarramenti, sul coatto trasferimento di intere comunità native, sulla perdita dei mezzi di sostentamento da agricoltura da recesso, a cui il governo etiope oppone motivazioni di natura diametralmente opposte. Il nuovo sistema di dighe sulla Valle dell’Omo avrà anche un altro effetto, che in parte ha già iniziato a manifestarsi, la citata riduzione della portata delle acque del fiume, deviate per riempire il bacino che alimenterà la diga con effetti importanti sull’ecosistema del lago Turkana, così come sulle vita delle popolazioni rivierasche”.

La risoluzione impegna quindi il governo a “valutare il coinvolgimento delle istituzioni italiane nei progetti di diga in Etiopia, secondo il principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo, e sensibilizzare in tal senso i gruppi nazionali privati, curando di acquisire ulteriori elementi di informazione ai sensi delle linee guida Ocse sull’impatto ambientale e antropologico in termini di biodiversità e diritti dei popoli indigeni dei progetti di diga denominati Gibe III, Gibe IV e Gibe V nella Valle dell’Omo, anche per favorire e sollecitare il rispetto del consenso libero prioritario e informato dei popoli, nonché un adeguato programma di compensazione per le perdite subite e di condivisione dei benefici prodotti dalla diga per gli abitanti delle aree coinvolte; a estendere detti elementi di valutazione, relativamente al coinvolgimento delle istituzioni italiane, a eventuali nuovi progetti di diga nel continente africano”.